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Pronto Acuto e Profondo
Quando anche lo sguardo del carabiniere ha un regolamento preciso.
La frase
Lo sai come dev’esse lo sguardo del carabiniere? Pronto, acuto e profondo.»
La battuta è tratta da I due carabinieri, film del 1984 diretto e interpretato da Carlo Verdone, con Enrico Montesano nel ruolo di Glauco Sperandio.
A pronunciarla è Marino Spada, interpretato da Verdone, mentre sta studiando con grande serietà il comportamento che dovrebbe avere un vero carabiniere.
Marino ha in mano il suo “galateo del carabiniere” e cerca di mettere in pratica una delle indicazioni fondamentali:
lo sguardo deve essere pronto, acuto e profondo.
L’origine della frase
La scena si svolge durante il periodo di formazione dei due protagonisti nell’Arma.
Marino prende il ruolo molto seriamente e consulta un vero e proprio manuale di comportamento, convinto che ogni dettaglio contribuisca a costruire l’immagine perfetta del carabiniere.
Anche lo sguardo. Secondo il galateo, infatti, deve essere: pronto, acuto e profondo.
Marino decide quindi di esercitarsi insieme all’amico Glauco.
«Famme un po’ er pronto.»
Glauco risponde immediatamente:
«Pronto!»
Per lui Marino gli sta semplicemente chiedendo se sia pronto.
Quando capisce che deve invece assumere un’espressione del viso, parte un esercizio sempre più assurdo nel tentativo di distinguere lo sguardo pronto da quello acuto e da quello profondo.
Glauco sostiene addirittura che a lui vengano bene tutti e tre contemporaneamente:
«A me me vengono bene tutti e tre all’unisono.»
La gag nasce quindi da una cosa semplicissima: trasformare tre normali aggettivi in tre espressioni facciali completamente diverse.
Curiosità
1. Verdone e Montesano interpretano due carabinieri molto diversi
Marino Spada è più preciso, introverso e ligio alle regole.
Glauco Sperandio, interpretato da Enrico Montesano, è invece più istintivo, confusionario e incline a interpretare le situazioni a modo suo.
È proprio il contrasto tra i due a generare molte delle gag del film.
2. Il galateo del carabiniere è il motore della scena
Marino non sta inventando la teoria sul momento.
Sta studiando un manuale che gli è stato regalato dallo zio Renato e cerca seriamente di applicarne le indicazioni.
Ed è proprio l’assoluta serietà con cui affronta il problema dello sguardo a rendere la scena ancora più comica.
Perché è cult
“Pronto, acuto e profondo” è diventata una frase cult perché trasforma una caratteristica astratta in qualcosa che sembra poter essere allenato davanti allo specchio.
Uno sguardo “pronto”.
Uno “acuto”.
Uno “profondo”.
Nessuno saprebbe davvero spiegare la differenza.
E proprio per questo Marino e Glauco cercano disperatamente di mostrarla con la faccia.
La comicità nasce dal contrasto tra la serietà di Marino e la totale incomprensione di Glauco.
Marino vuole comportarsi da carabiniere modello.
Glauco vuole soltanto capire cosa diavolo significhi fare lo sguardo “pronto”.
Il risultato è una gag che funziona ancora oggi perché basta pronunciare:
«Pronto, acuto e profondo.»
per vedere mentalmente Carlo Verdone ed Enrico Montesano alle prese con tre espressioni che, probabilmente, sono esattamente la stessa faccia.
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