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Me chiamo Rinaldi Otello
Quando il soprannome ti perseguita così tanto che anche il tuo vero nome diventa una battuta.
La frase
«A Pomata, quante volte te lo devo dì che nun me chiamo Manzotin, me chiamo Rinaldi Otello!»
La battuta è tratta da Febbre da cavallo, film diretto da Steno nel 1976, ed è pronunciata da Otello Rinaldi, il macellaio soprannominato Manzotin, interpretato da Ennio Antonelli.
Manzotin è uno degli habitué dell’ippodromo e una delle vittime preferite delle “mandrakate” organizzate da Mandrake, Pomata e Felice.
Pomata continua a chiamarlo con il soprannome che lui detesta e Otello, esasperato, cerca per l’ennesima volta di ristabilire la propria identità:
«Nun me chiamo Manzotin, me chiamo Rinaldi Otello!»
La risposta di Pomata arriva immediata:
«Sì… tre chili de trippa e due de budello! Cor quel nome giusto er macellaro potevi fà.»
Ed è proprio il botta e risposta tra i due ad aver trasformato “Rinaldi Otello” in una delle citazioni più riconoscibili del film.
L’origine della frase
Otello Rinaldi è un macellaio romano appassionato di corse dei cavalli, conosciuto nell’ambiente con il soprannome di Manzotin.
Il problema è che lui quel soprannome proprio non lo sopporta.
Pomata, interpretato da Enrico Montesano, naturalmente lo sa benissimo e continua a utilizzarlo proprio per provocarlo.
Quando Otello perde la pazienza e ribadisce:
«Me chiamo Rinaldi Otello!»
Pomata associa immediatamente quel nome al mestiere dell’uomo e costruisce una risposta che sembra quasi un’ordinazione al banco della macelleria:
«Tre chili de trippa e due de budello.»
La gag funziona perché Otello cerca disperatamente di recuperare un minimo di dignità, mentre Pomata riesce a demolirla in pochi secondi.
Più Manzotin vuole essere chiamato con il suo vero nome, più quel vero nome diventa materiale per prenderlo in giro.
Curiosità
1. Manzotin è interpretato da Ennio Antonelli
Ennio Antonelli è stato uno dei caratteristi più riconoscibili del cinema italiano degli anni Settanta e Ottanta.
In Febbre da cavallo interpreta Otello Rinaldi, macellaio, giocatore incallito e personaggio dal carattere decisamente poco accomodante.
2. È una delle vittime preferite di Mandrake e Pomata
Manzotin frequenta assiduamente gli ippodromi e proprio questa passione lo rende terreno fertile per le truffe dei protagonisti.
Nel film viene coinvolto in una delle più celebri “mandrakate”, orchestrata approfittando anche dell’ingenuità del figlio.
3. Il soprannome è perfetto per un macellaio
“Manzotin” richiama inevitabilmente la carne e il mestiere di Otello.
È proprio questa associazione a rendere ancora più comico il fatto che lui insista continuamente per essere chiamato con il proprio nome completo.
E Pomata non perde occasione per ricordargli che, anche chiamandolo Rinaldi Otello, il risultato non migliora poi molto.
Perché è cult
“Me chiamo Rinaldi Otello” è una di quelle battute che funzionano soprattutto grazie al ritmo del dialogo.
Manzotin è serio.
È irritato.
Vuole soltanto essere chiamato con il suo vero nome.
Pomata, invece, ascolta “Rinaldi Otello” e in una frazione di secondo trasforma il nome in una lista della spesa da macelleria:
«Tre chili de trippa e due de budello.»
La risposta è talmente immediata che rende inutile qualsiasi tentativo di replica.
Ed è proprio questo il meccanismo di Febbre da cavallo: personaggi che vivono di soprannomi, prese in giro, debiti, scommesse e battute sparate senza lasciare all’avversario il tempo di reagire.
Otello vorrebbe liberarsi una volta per tutte di “Manzotin”.
Ma dopo quasi cinquant’anni è successo esattamente il contrario.
Per tutti è ancora: Rinaldi Otello. Manzotin.
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